“Macro e microeconomia vivono in un rapporto simile a quello tra la fisica quantistica e la fisica newtoniana. Obbediscono a leggi diverse, a volte opposte, nonostante siano presenti contemporaneamente nella nostra vita di tutti i giorni. Sembrano due mondi capovolti. Può sembrarci assurdo, eppure ha la sua logica.”¹

Ho trovato molto interessante questa frase del libro di Costantino Rover, “L’economia spiegata facile”, perché ci svela un errore che, seppur in buona fede, commettiamo spesso.

Per spiegarci questi due mondi, usa l’esempio del “nostro orticello”. Noi viviamo nel micro, l’orticello appunto, e in questo ambito siamo consapevoli che lavorando con amore e qualità riusciremo a produrre effetti positivi e ne ricaveremo poi un raccolto. Il nostro piccolo orticello però è inserito in un ambiente molto più ampio, il livello macro, che ha regole completamente diverse, ma che influenza in modo importante il livello micro. Mantenendo sempre l’esempio dell’orticello possiamo vedere come, al di là delle pratiche da noi utilizzate, il nostro raccolto dipenda in larga parte da condizioni esterne come la fertilità del terreno o il clima.

Pur consapevoli del fatto che il nostro lavoro sia influenzato dal livello macro, cioè da “fattori che sfuggono il nostro diretto controllo”¹, tendiamo a pensare che agli alti livelli le cose funzionino esattamente come al nostro.

Siamo così portati a pensare che su larga scala le scelte vengano fatte nello stesso modo in cui noi le faremmo per il bene della nostra famiglia o della nostra piccola comunità. Questo spiegherebbe ai miei occhi anche l’attuale paradossale situazione, poiché pensiamo che se certe autorità hanno deciso di imporre una certa azione lo facciano a fin di bene, invece a certi livelli il “bene macro” non coincide assolutamente con il “bene micro”.

Cara acqua

Foto di Semevent da Pixabay

“Ricordati di chiudere l’acqua mentre ti lavi i denti!”. Un piccolo gesto che è diventato l’icona del risparmio energetico familiare.
Un consiglio che viene ripetuto continuamente in molti siti “green”, nelle riviste, in televisione… Lo leggo tutti i giorni stampato perfino sul mio dentifricio!

A livello domestico è un’ottima pratica che fa diminuire gli sprechi e aumenta la consapevolezza ambientale, ma a livello globale serve a qualcosa?

Direi di no, dato che il 42% dell’acqua potabile viene persa lungo la distribuzione a causa della mancata manutenzione della rete idrica (fonte ISTAT).

L’azienda che si occupa della gestione del servizio idrico integrato non ragiona come faremo noi all’interno della nostra casa… E’ un’azienda! Gestisce questa materia prima nell’ottica del ritorno economico, ogni sua scelta è dettata da un’analisi dei ricavi che può ottenere su larga scala a fronte del suo investimento/ indebitamento. Alcune di queste aziende sono perfino quotate in borsa, è chiaro quindi che seguono tutt’altre logiche rispetto al bene comune. La perdita di ben 42 litri ogni 100 litri di acqua potabile, che è stata già lavorata e depurata, non influisce sul loro guadagno poiché loro guadagnano dai contratti di gestione. Anzi, suppongo che finché le perdite d’acqua non siano tali da imporre la chiusura del contratto, sia molto più saggio protrarre lo spreco poiché riparare la rete rappresenterebbe una perdita economica.

Foto di Pexels da Pixabay

Cara architettura

Nell’ambito dell’architettura/edilizia il livello macro è spesso rappresentato dalla normativa.

Per quanto riguarda l’isolamento, ad esempio, l’eccessiva importanza che è stata data al valore della trasmittanza ha plasmato il mercato e il prezzo dei prodotti di cui disponiamo. L’attenzione data a questo parametro ha decretato l’abbandono di alcuni materiali che aumentano in modo complessivo salubrità e benessere a favore di materiali che invece rispettano solo ed esclusivamente quel criterio (vedi articoli precedenti sull’uso del polistirene).

Un altro esempio, di cui ho parlato nel precedente articolo, riguarda gli impedimenti normativi nei confronti di alternative più sostenibili. In questo caso vengono imposte delle soluzioni per il solo motivo che la legge non è ancora arrivata a contemplare le più recenti alternative.

La normativa come dato di progetto

Penso che ciò che non ci permette di staccarci dall’abitudine di seguire le regole, anche quando non ci sembrano adeguate, sia proprio il fatto che siamo naturalmente portati ad avere fiducia nelle decisioni “prese dall’alto”, perché crediamo che a livello macro quelle decisioni si basino sugli stessi principi che utilizziamo noi a livello micro.
In questo incerto periodo, però, non possiamo più non domandarci quali siano gli interessi a livello macro e se stiano portando effettivamente qualcosa di positivo alla nostra società.

Se la risposta dovesse essere no, cosa potremmo fare?

Dato che la legge pone dei limiti, ma non ne pone degli altri, potremo innanzitutto cercare di rispettare solo quanto strettamente necessario e non quello che convenzionalmente ci si aspetta da noi, sia nella progettazione che nella vita quotidiana.

Per fare ciò è importante non attribuire risvolti emotivi alle influenze che subiamo dal “mondo macro”. Sarebbe un po’ come arrabbiarsi con il cielo perché ha inondato il nostro orticello…! Meglio non farsi impressionare da oscuri presagi fatti di tragedie ambientali, sanitarie o civili, e fare una semplice lista di ciò che non è permesso e di ciò che invece lo è, di ciò che è consigliato e di ciò che invece vogliamo sperimentare. Il tutto con molta oggettività.

“Governi e multinazionali prendono decisioni che non riusciamo a modificare in modo significativo. Come e quanto queste forze superiori condizionino la nostra vita e i nostri ecosistemi, dipende dalla nostra indipendenza e dalla resilienza e adattabilità a cambiamenti specifici o generali.”²

Usiamo quindi le varie imposizioni macro come un semplice e oggettivo dato di progetto e poi potremo trovare le modalità più adatte per sprigionare la nostra visione e soprattutto la nostra creatività!

E speriamo che per quando sarà pubblicato questo articolo il mondo sia migliorato già un po’.

¹Rover C., L’economia spiegata facile, Gingko Edizioni, Verona, 2020

²Holmgren D., Permacultura, Arianna Editrice, Bologna, 2014

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