STIAMO PERDENDO LA BUSSOLA?
Non eravamo pronti. È chiaro che non eravamo pronti.
Sì. Parlo ancora del “110”.
Avevo pianificato di scrivere un articolo sui sistemi di posa dell’isolamento, in continuità con una serie di scritti sul tema 110. Ora però mi trovo in difficoltà a trattare questi argomenti, poiché in questo momento non ci sono garanzie sulla reale fattibilità dei progetti programmati con il 110.
La situazione attuale (primi di maggio)
Nel giro di poco tempo i progetti che un mese fa sembravano pronti a partire si sono bloccati in un limbo di inutile attesa. Nella mia mente era già partito il conto alla rovescia: «Tutto pronto, si parte!». Finalmente dopo tanto tempo passato ad aspettare, progettare, a farsi strada tra i meandri degli interpelli, dei corsi di aggiornamento, degli articoli di settore, di supposizioni, ipotesi, smentite, etc… ero convinta che la parte dura fosse del tutto superata!
In parte è così, ma non ha importanza, perché ad oggi, quello che manca davvero è la sostanza vera e propria: non si trovano materiali e non si trovano operai. E adesso come li ristrutturiamo questi edifici?
Secondo un indagine di Consumerismo, No Profit che ha monitorato l’andamento dei listini del settore e le segnalazioni provenienti da tutta Italia: gli interventi di ristrutturazione ora costano mediamente il 50% in più rispetto al periodo pre-bonus. Non basta, sempre secondo la stessa indagine, sui 6 miliardi di euro di detrazioni previste da Governo e Ance entro fine 2021, a febbraio scorso erano stati raggiunti appena 340 milioni di euro in detrazioni per finanziare 3.100 interventi, il 5,6% rispetto a quanto previsto*.
Possibili spiegazioni
Ci sono state modifiche e integrazioni che hanno creato un clima di sfiducia, soprattutto riguardo al tema di maggiore attualità delle proroghe del superbonus.
Alla generale baraonda si aggiungono i titoli eclatanti dei giornalisti che, per aumentare lo scompiglio, confondono proposte di legge con dati di fatto e confermano proroghe non approvate: la notizia si esaurisce nel titolo. Questo vuoto sensazionalismo, che ha già creato gravi danni in molti altri settori, è comunque originato da un bisogno reale: il motivo per cui queste notizie sulla proroga vengono così tanto pubblicizzate è perché effettivamente ce ne sarebbe un gran bisogno.
Senza una proroga temo che il lavoro fatto finora possa risultare inutile per tantissime famiglie e condòmini.
Se fosse stato fatto un piano di azione privo di contraddizioni, il vero tangibile risultato sarebbe stato la crescita e l’innovazione delle ditte e degli operatori del settore.
Dal mio modesto punto di vista, invece, ho notato che la maggior parte delle ditte medio piccole non ha investito sul proprio sviluppo, e mi sono fatta l’idea che in questo momento forse gli unici che ci stanno veramente guadagnando siano le “grosse strutture”: banche, General contractor e grossisti dei materiali edili.
I materiali più comunemente usati sono diventati difficili da trovare e anche quando questo si riveli possibile si scoprirà che i prezzi sono vertiginosamente aumentati.
Il lockdown ha interrotto la produzione e il rifornimento delle materie prime, ha inoltre bloccato la lavorazione e la consegna dei vari prodotti. I listini e la domanda esagerata hanno infine falsato i prezzi.
I limiti della massiccia importazione dei materiali, la quasi totale mancanza di produzione interna di alcuni prodotti si mostrano ora in tutta la loro gravità.
Quindi la crescita auspicata per ora è solo potenziale, nella pratica molti cantieri che erano pronti a partire si sono fermati. Con una proroga definitiva ognuno di noi si sentirebbe più deciso a investire e a realizzare anche nella realtà questo grande rinnovamento del patrimonio edilizio italiano.
Alternative razionali
Non sono pronta ad affermare che il superbonus sia un flop, sicuramente però è necessaria un’inversione di rotta.
Personalmente continuerò a investire il mio tempo e le mie ricerche nel superbonus, fiduciosa che verranno semplificate le procedure e che si stabilizzeranno le normative e le forniture. Un rischio consapevole, ma condiviso, che potrebbe essere la chiave di svolta di questa impasse.
Nell’attesa di conferme possiamo usare questo tempo per verificare i nostri veri bisogni per capire se il super bonus è davvero quello che fa per noi, come ho scritto nel precedente articolo.
Ecco però le alternative su cui sto riflettendo e che voglio contemporaneamente approfondire:
1. Valutare gli altri bonus utilizzando uno strumento molto utile che è la cessione del credito. Gli altri bonus consentono in generale una maggiore libertà, anche se ovviamente consentono una detrazione minore.
A mio parere questa maggiore indipendenza nella scelta di materiali e soluzioni può essere utilizzata per migliorare in modo molto più proficuo il comfort abitativo. Ad esempio posso scegliere un semplice termointonaco naturale, igroscopico e con una buona inerzia al posto di un isolamento di forte spessore di sintesi. Certo non sarà possibile ottenere un grosso risparmio in bolletta, ma in pratica il mio benessere verrà aumentato con un investimento minimo, perché, come sappiamo, il valore della trasmittanza non è tutto (vedi articoli precedenti).
2. Autocostruzione. Una possibilità su cui personalmente tornerò a concentrarmi. Questa opzione è sempre stata una soluzione che permette libertà, risparmio e, in questo particolarissimo momento, approvvigionamento sicuro ed economico di materiali.
E mentre tutti gli altri sono bloccati in attesa di mille certificati e asseverazioni ci sarà chi può scegliere tra tutti quei materiali naturali, sostenibili e di recupero (vorrei ricordare che uno degli obiettivi del superbonus era proprio la sostenibilità!) che sono stati ingiustamente esclusi dalle certificazioni.
3. Demolizione e ricostruzione. In questo caso siamo parzialmente condizionati dal 110, ma: c’è la possibilità di usufruire del superbonus anche per questo tipo di intervento, ma nel caso non fosse possibile, si potranno comunque utilizzare detrazioni importanti fino al 85%.
La cosa positiva di questa opzione è che potranno essere utilizzati materiali come paglia, calce e canapa, blocchi da costruzione isolati che sarebbero esclusi nella normale ristrutturazione. Si potrà quindi realizzare un edificio con prestazioni nettamente superiori, spessori delle murature inferiori, eliminazione totale dei ponti termici e con un maggiore sfruttamento degli apporti solari gratuiti.
Nelle ultime due opzioni paglia, calce e canapa, insieme a soluzioni creative come legname, finiture e addirittura serramenti di recupero potranno tornare ad avere la dignità che si meritano.
In attesa di aggiornamenti, io mediterò seriamente su queste nuove alternative.







Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.